Scrivere per il web: lo stai facendo nel modo sbagliato.

ImageLa maggior parte della sinistra che scrive nel web lo fa nel modo sbagliato:  la maggior parte dello scritto non viene letto.
E questo non per il linguaggio difficile, ma perché si scrive come se dovessero essere pubblicati su una rivista: si parte dalle premesse e si finisce con le conclusioni. Il web richiede un approccio inverso: partire dalle conclusioni e dopo argomentare.

La piramide rovesciata

Vieni subito al punto: se hai qualcosa da dire dilla per prima.

Il paragrafo di cui sopra è un esempio di piramide rovesciata: iniziare dalle conclusioni. Siamo tutti abituati a scrivere iniziando dalle premesse e, di passaggio in passaggio, arrivando alla fine alle conclusioni, che è ciò che ci interessa dire.
I giornalisti, invece, già  usano l’approccio inverso: iniziano dalla conclusione (“Approvata la legge X”), seguono le informazioni più importanti, e alla fine le informazioni generali eventualmente necessarie a completare il quadro.

Nel web la piramide rovesciata è ancora più importante, perché la maggior parte degli utenti non legge le pagine da cima a fondo, le scandisce velocemente con lo sguardo e, se la sua attenzione non viene catturata immediatamente, cambia pagina dopo pochi secondi.
Iniziare dalle premesse, che spesso contengono informazioni già note, ottiene proprio questo effetto.

Un esempio grafico

le piramidi

Una rappresentazione grafica delle piramidi: a sinistra quella “tradizionale”, a destra la piramide rovesciata. In rosso il testo più importante, in blu quello meno. La possibilità di essere letti è massima in alto, minima in basso.

 Come leggono gli utenti della Rete

L’utente medio di Internet non legge la pagina quando gli appare, la scandisce (o se preferite la scansiona) con lo sguardo, seguendo uno schema a F:

Mappatura dei movimenti degli occhi di un utente. Le aree più guardate in rosso, seguite da giallo e blu.

Mappatura dei movimenti degli occhi di un utente. Le aree più guardate in rosso, seguite da giallo e blu.

  • prima un movimento orizzontale, di solito seguendo la prima parte del contenuto (la prima barra orizzontale della F);
  • quindi un po’ più in basso un secondo movimento orizzontale, di solito più corto del primo (la seconda barra della F);
  • infine, un movimento verticale, più o meno veloce (il gambo della F).

Che cosa implica questo:

  • Gli utenti non leggono il testo da cima a fondo, se non in rari casi;
  • è necessario usare uno schema a piramide rovesciata  iniziando dalle conclusioni;
  • I primi due paragrafi devono comunicare le informazioni più importanti. È più probabile che vengano letti, specialmente il primo paragrafo.
  • Si deve iniziare titoli, paragrafi e punti di elenco con termini che comunichino informazioni che vengano notati dagli utenti mentre scandiscono verso il basso il lato sinistro del testo. Le prime due parole vengono lette molto più frequentemente della terza e delle seguenti;
  • evidenziare le parole chiave (i collegamenti ipertestuali di solito sono di per sé evidenziati);
  • i sottotitoli devono essere significanti piuttosto che “arguti” o “eleganti”;
  • un concetto per paragrafo: se l’utente non è interessato al primo concetto nel paragrafo, salterà tutti i seguenti;
  • lunghezza dimezzata (o meno ancora) rispetto alla scrittura “convenzionale”;

Come non scrivere per il web

Si comincia con una premessa che descrive l’esistente, con dovizia di riferimenti, subordinate, incisi e digressioni per dimostrare che si è padroni dell’argomento e si ha cognizione di causa e titolo per parlarne. La maggior parte delle informazioni che si danno sono già note agli utenti bene informati, gli altri non arriveranno mai in fondo alla premessa. A questo punto ci siamo già persi l’80% dei potenziali lettori. 

Segue spesso una rassegna delle varie posizioni/iniziative/opinioni sull’argomento, critiche o condiscendenti oppure secondate con più o meno riserve a seconda dei casi. Di solito sono tutte informazioni che se non sono già note, sono inutili se non a fini relazionali, e creano confusione.

Quindi si passa a sviluppare il ragionamento. Di quanti sono riusciti ad arrivare fin qui, molti ormai hanno l’acqua negli occhi (e il latte più in basso), e serie difficoltà a seguire il discorso.

Solo alla fine arriviamo alle conclusioni, cioè a esporre i concetti che erano lo scopo del gioco. Degli utenti che hanno fatto accesso alla pagina, forse uno su dieci è ancora con noi,e di questi molti, stanchi e confusi, pigliano ciò che leggono a scatola chiusa, da accettare o rifiutare in base a motivazioni (appartenenza, pregiudizio, conformismo, “pancia”) totalmente estranee.

Chiude un arguto aforisma, un peana sui difetti della sinistra o un vigoroso invito alla lotta.

Poi ci chiediamo perché alla fine siamo sempre i soliti a discutere fra di noi…

Cambiare lo schema, non il messaggio

A scanso di equivoci:

  • non sto dicendo di impoverire il linguaggio o di semplificare il messaggio fino allo slogan;
  • rovesciare lo schema non implica cambiare le parti dello schema (introduzione, ragionamento ecc.), ma l’ordine in cui vengono esposte;
  • provate con un testo, vostro o di altri, identificando le singole parti e cambiandone l’ordine;
  • un corollario interessante del mettere prima le conclusioni è che esse appaiono nude e crude in tutto il loro splendore o la loro miseria. Questo ci permette di controllare che, se non contengono nulla di significativo, se non si ha nulla di importante da dire, forse è meglio lasciar perdere. 🙂

 

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