Breakxit

exit from the eurozone conceptSull’Europa, confesso, sento di avere strumenti insufficienti per farmi un’opinione forte. Fortemente però, ogni volta che ne sento o leggo, ho un’impressione di “dito al posto della luna”, cioè che sull’Europa si carichino cose, negative o positive, di cui l’Europa è effetto, non causa.

Trovo sconfortante, però, la qualità delle opinioni positive sul risultato del referendum: da Farage a Salvini, al Sun, ai Tories, alle opinioni espresse dagli inglesi intervistati dai media: identitarismo idiota “Vogliamo le nostre leggi, non quelle dell’europa”, xenofobia ottusa “Gli immigrati ecc. ecc.” (quest’ultima, in Inghilterra, è particolarmente delirante).

Parlando di economia, il paesaggio non migliora. Molte delle teorie economiche a favore dell’uscita dall’Europa mi paiono ugualmente “dita”. Da una parte monetarismo che va da un “è colpa dell’euro” da minus habens a teorie tutto sommato di scarso spessore, all’onnipresente sovranismo che, non a caso mi pare, è condiviso anche da fonti dichiaratamente di destra. E taccio per carità di patria sui protezionisti.

Il punto, mi pare, è che il capitale transnazionale, cioè il nostro nemico di classe, dell’Europa, più o meno, se ne frega. Nella misura in cui la brexit non influisce se non marginalmente sulla libera circolazione dei capitale, semmai, gli effetti della brexit sulla lotta di classe dall’alto saranno favorevoli al capitale e contro il lavoro.

Anzi, minore è la libertà di movimento delle persone, maggiore è il vantaggio del capitale che si muove invece libero come l’aria. Globalizzazione capitalista contro internazionalismo proletario, se capite cosa intendo.

Sia chiaro: non sono un filoeuropeista purchessia. Questa è l’Europa delle banche, ma non a caso tutti i movimenti “di sinistra”, dal tentativo abortito di Syriza alla promessa di Podemos, ai movimenti di piazza in Francia (ché di quello si parla, in fondo) non sono antieuropeisti per principio.

La libertà di movimento della forza lavoro in Europa è una condizione necessaria per l’emergere delle contraddizioni interne del capitalismo. La chiusura delle frontiere non è in fondo che la riproposizione mutatis mutandis del nazionalismo autocratico del periodo fra le due guerre. (Categoria in cui io metto sia i fascismi che lo stalinismo.) E questo è l’aspetto che a me viene da leggere come preponderante nella brexit.

1984_fictious_world_mapInfine, su un piano più “leggero”, non può non venirmi in mente Orwell, in cui l’Oceania comprende Inghilterra e Stati Uniti, contro l’Eurasia con Europa e Russia.

Sempre con leggerezza, che la brexit abbia perso in Scozia e Irlanda del Nord lo trovo sia rilevante che poetico. Abbasso gli invasori normanni! 😀

Unica nota positiva, quella di un compagno: “Senza il Regno Unito sarà forse possibile risolvere il problema dell’evasione fiscale e del riciclaggio nell’Unione Europea”.

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