CasaP(oun)D.

Ciò che abbiamo visto in questi anni, il “renzismo”, è stato l’evoluzione di una tendenza avviata vent’anni e passa fa, e al tempo stesso ne è stato l’esasperazione.
Il PD ha cercato di diventare il Partito della Nazione, cioè il partito del capitale. E il capitale ha bisogno di «pacificazione» e «concordia nazionale», perché ha bisogno di «pace sociale». La «pace sociale» non è altro che la guerra di classe fatta dai ricchi senza che i poveri possano difendersi. Perché i poveri devono combattere solo guerre tra poveri.

Già il «centrosinistra» aveva garantito i capitalisti italiani (e i tecnocrati UE, FMI e quant’altro) molto più del centrodestra. Dite una schifezza, e l’ha avviata il centrosinistra. La precarietà? Introdotta dal Pacchetto Treu. I CIE? Introdotti come CPT dalla legge Turco-Napolitano. Ecc. Ecc. Poi la destra ha fatto leggi addirittura peggiorative, come la Bossi-Fini sull’immigrazione, ma nel solco inaugurato dal centrosinistra.

Per anni l’attenzione è stata dirottata sul «problema Berlusconi», ma Berlusconi voleva principalmente farsi i cazzi propri (non a caso si scriveva le leggi «ad personam»). Per poterli fare, aveva bisogno di alleanze, quindi ha sdoganato fascisti e portato al governo la Lega, con le conseguenze che sappiamo. Ma la «memoria condivisa» propalata in questi anni è stata principalmente un’operazione di centrosinistra, il cedimento sulla memoria e sui valori è stato da “sinistra”.

I fascisti fanno il loro mestiere di fascisti, vanno contrastati, ma sapendo che i danni più grossi li hanno fatti i brezneviani convertiti al neoliberismo, quelli che hanno messo la capacità di tramare e la più spregiudicata realpolitik al servizio del capitalismo di rapina, con lo stesso zelo burocratico e inquisitorio, anzi, con più zelo, perché dovevano anche farsi perdonare di essere stati comunisti (o “comunisti”).
Ciò che più importa: follow the money. Le “larghe intese” economiche hanno preceduto quelle politiche. Per fare un esempio, se non avessero cominciato a sdilinquire le memoria con l’idea di neutralizzarla, come avrebbero potuto le amministrazioni ex-“rosse” finanziare scuole private di CL? Come avrebbe potuto la CMC (megacooperativa ex-“rossa”) avere appalti addirittura nelle basi militari americane? Come avrebbero potuto Lega Coop e Compagnia delle Opere fare affari insieme? And so on, and so on.

Una memoria anche solo residuamente, retoricamente, blandamente divisiva – in parole povere, quel che restava della memoria del movimento operaio e della Resistenza – era d’impaccio per questo riposizionamento, e così è partita un’operazione di lungo corso, vai coi «ragazzi di Salò», e pigia il pedale sul tricolore e l’Inno di Mameli. Poi Napolitano ha portato il tutto a un livello più alto di “militarismo democratico”, in coincidenza col 150enario dell’Unità d’Italia. La Patria, il sacrificio, le Frecce tricolori…

l renzismo è stato un’accelerazione prodotta dalla fine del berlusconismo: indebolitosi il centrodestra, fin dal 2011 giudicato inaffidabile da padroni e finanzieri, quasi tutto il lavoro sporco – ad esempio l’appoggio al governo Monti – è ricaduto sulle spalle di quello che nel frattempo era diventato il PD, nato da un’ulteriore ibridazione, quella tra ex-PCI, democristianume assortito e giovani fuffari rampanti, talvolta ciellini.

Il PD renziano doveva inventarsi un’opposizione, per esistere doveva ricreare un finto bipolarismo, e così è stato creato il mostro di Salvinstein, lasciato spadroneggiare in tutti gli studi televisivi 24 h su 24, ed è cominciata la dialettica dei «due Mattei» che si implicavano e giustificavano a vicenda: «Io sono l’unica alternativa all’altro».

Non a caso, dalle ultime amministrative i due Mattei sono usciti sconfitti in simultanea. Nel frattempo, però, la creazione del fenomeno-Salvini ha sparso nel corpo sociale enormi quantità di veleno razzista. È quello che deve preoccuparci, ben oltre le sorti di Salvini come leader e fenomeno da baraccone. Di questo veleno razzista, Renzi e i renziani vanno ritenuti politicamente responsabili.
Nel corpo sempre più virtuale del partito – che non ha più una teoria né una minimamente coerente visione del mondo oltre la mera difesa della propria funzione e dello stato delle cose – regnano la più assoluta spregiudicatezza, il peggior eclettismo e la schizofrenia. Se aggiungiamo che la scalata di Renzi ha attirato avventurieri da ogni dove, il risultato è che da dentro il PD giungono addirittura esternazioni chiaramente fasciste. Questo, tra l’altro, è la controprova che la dicotomia PD – Fascioleghisti era falsa, un’impostura. Usavano la destra come spauracchio, e intanto diventavano la destra essi stessi.

Da Wu Ming. Articolo originale.

 

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