La riforma e la Teiera di Russell

La riforma costituzionale è peggio che dannosa: è inutile. Nessuna delle ragioni alla base della riforma è vera.

La Teiera di Russell è una metafora filosofica del principio secondo il quale postulata l’esistenza di qualcosa, l’onere della prova della sua esistenza spetta al postulante e non all’obbiettore. In un recente scambio sulla mia pagina facebook con un compagno (che conosco e stimo da lungo tempo) che voterà sì, gli chiedevo, in onore a questo principio che lui condivide, di dimostrarmi la necessità della riforma costituzionale. La sua risposta finale è stata il link a questo suo articolo su Civiltà Laica, per cui a questo rispondo.

Sul perché votare sì alla riforma cito le prime motivazioni che mi vengono in mente:

Cominciamo male perché, dato che si parla di Costituzione e non di mozioni all’assemblea di condominio, in un articolo su un blog si dovrebbero citare e argomentare le motivazioni più ben ponderate, altrimenti si rischia la superficialità. Ma transeat.

Riduzione dei costi della politica. Su questo punto se ne sono sentite di ogni tipo, “si risparmia solo un caffè al giorno per ogni italiano”, “bastava un f35 in meno”, “si potevano dimezzare anche i deputati”. Chiacchiere. Con questa riforma i costi della politica diminuiscono almeno di cinquanta milioni di euro l’anno (cifra ammessa anche dal fronte del no). Pochi? Tanti? Non lo so, ma sono cinquanta milioni di euro risparmiati, e sinceramente per una volta che non sono tagli al welfare non vedo perché continuare a spenderli.

Qui non si capisce perché tutte le altre proposte sono “chiacchere” e la riforma invece no. Che il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari siano “chiacchere” è dovuto ai deputati PD, gli stessi che propongono la riforma.

“Pochi? Tanti? Non lo so”.  Ma se non lo sai, come giudichi la validità della riforma? Questi soldi non piovono dal cielo, hanno un prezzo: la non eleggibilità del Senato, la modifica delirante dell’art. 70, eccetera. Per decidere se una cifra è tanto o poco bisogna vedere che ci si compra. Con 50 milioni non si costruisce un ospedale (ce ne vogliono circa 200), quindi in quel caso sarebbero pochi. Per fare la Costituzione ci son voluti vent’anni di fascismo e cinque di guerra…

Superamento del bicameralismo. Anche su questo punto si può ciurlare nel manico quanto si vuole, ma i fatti dicono che le funzioni del Senato saranno inparte ridotte. La fiducia al governo viene solo dalla Camera e molte leggi non saranno più intrappolate nell’eterno ping pong fra Montecitorio e Palazzo Madama. Il bicameralismo perfetto è un sistema anacronistico che non esiste più in quasi nessun Stato.

L'”eterno ping pong” è una cagata pazzesca. L’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di leggi varate ogni anno, le leggi che richiedono più di una lettura alle due camere sono una sparuta minoranza. All’Italia non servono di certo più leggi in meno tempo, semmai leggi migliori e più ponderate.
velocitaChe la fiducia al governo sia data da una sola camera, francamente non mi sembra tutto questo vantaggio: è solo l’ennesima narrazione tossica di esaltazione della governabilità a scapito della rappresentanza. Con questo principio l’ideale sarebbe il Vaticano, dove la fiducia al governo viene data da 100 persone e solo una volta nella vita del capo del governo.
Che il bicameralismo perfetto sia “anacronistico”, poi, è una tesi non dimostrata. Che non esista altrove non ne è una dimostrazione. Il bicameralismo è una forma di equilibrio dei poteri, quindi non può essere preso in esame per sé, ma nel contesto.

Soppressioni di organi e istituzioni inutili, come lo Cnel e i senatori a vita. E spero davvero che questa motivazione sia lapalissiana.

L’inutilità del CNEL non è dimostrata, e comunque è solo l’ultimo dei cambiamenti della riforma. I senatori a vita non vengono soppressi (il testo della riforma dice: “ Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.“).  Parlando di costi: il bilancio del CNEL è di poco meno di 30 milioni. Sommato alla “riduzione” del senato arriviamo a meno di 80 milioni. Il bilancio dello Stato è di 609.824 milioni. Parliamo quindi dello 0,01% del bilancio. Tradotto: 1/10.000. Sai che risparmio! No, non è lapalissiana.

Maggiore governabilità del paese. Il terrore verso una possibile repubblica presidenziale non lo capisco, sento parlare del rischio dell’instaurazione di una dittatura come se fossimo nel Nicaragua degli anni ’70. La maggior parte dei paesi occidentali sono repubbliche presidenziali e non mi risulta che in questi anni si siano mai instaurate dittature. Si ripete continuamente: “Con questa riforma il governo e il primo ministro possono fare quello che vogliono!”. In primo luogo non mi sembra che siano aboliti organi di garanzia come la Corte Costituzionale (tanto per citarne uno) e poi qui davvero cadiamo nel ridicolo. Dopo cinque anni di governi tecnici e di maggioranze impossibili da formare in parlamento il pericolo è che chi vince le elezioni governi il paese?

Questo è l’argomento più insidioso (e, scusate il francesismo, più stronzo). Andiamo per ordine.
“Governabilità” e “rappresentanza” sono i due opposti dialettici della democrazia. Il massimo della rappresentanza è la democrazia diretta: tutti decidono su ogni cosa. Il massimo della governabilità è l’autocrazia, comunemente detta “dittatura”: uno solo decide su tutto. Stendo un velo sulla facile ironia sul “Nicaragua anni ’70” che è una straw man fallacy. Sul mito della “governabilità” ci sarebbe da discutere a lungo, ma non è questa la sede.
Che la corte costituzionale non venga abolita (e vorrei vedere!) mi sembra una foglia di fico, dato che due terzi dei suoi membri vengono scelti dal Parlamento (a tutt’oggi di nominati), dal Senato (dopo la riforma, di nominati peggio) e dal Presidente della Repubblica (eletto dai suddetti Camera e Senato).
Il “pericolo” (altra straw man fallcy) non è che “chi vince le elezioni governi il paese”, cosa che avviene regolarmente, è che lo faccia senza contrappesi democratici.
Non mi pare superfluo ricordare che trent’anni di governi supportati da Camera e Senato eletti col proporzionale senza sbarramento (orrore!) hanno portato quisquilie come lo Statuto dei Lavoratori (distrutto dai promotori della riforma), legge sul divorzio e sull’aborto, Stato di Famiglia ecc. ecc. ecc.

Inoltre non mi sembra che nonostante la “costituzione più bella del mondo” (per me non lo è mai stata) si siano mai evitate aberrazioni come la legge Fornero, il Jobs Act, la cancellazione dei diritti dei lavoratori e tanto altro. A sentire il fronte del no dovremmo star vivendo in un paese fantastico. Non è così. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere dov’erano alcune forze, soprattutto sindacali, mentre succedeva tutto quello che ho detto. Transeat.

A parte il giudizio sulla Costituzione (de gustibus), il nesso fra legge Fornero e Jobs Act e la riforma non esiste, se non nel fatto che gli autori del Jobs Act e della riforma sono gli stessi. Il secondo paragrafo è un’altra straw man fallacy e il terzo… non si capisce proprio che c’entra,

Mi fermo qui, di ragioni per il sì ce ne sarebbero altre ma lo spazio è tiranno. Ci sono molte perplessità sul fatto che i cento senatori del nuovo Senato non siano eletti, ma a mio avviso, dato che vengono scelti tra gli eletti negli enti locali (e il nuovo Senato avrà voce quasi esclusivamente sulle questioni locali) e per di più in maniera proporzionale ai risultati delle elezioni di quella regione, non capisco dove sia lo scandalo. Semplicemente sappiamo che d’ora in poi quando, eleggiamo il nostro rappresentante locale questo potrà essere chiamato anche al Senato.

Se lo spazio è tiranno, potevi scegliere ragioni migliori. Se queste sono le migliori…
Voglio poi notare la contraddizione fra i due termini che ho messo in grassetto. I senatori sono scelti, non eletti. Chi viene eletto proporzionalmente sono gli “sceglitori”. Per tacere di doppi incarichi e dello scenario di un senato con una maggioranza diversa dalla camera, alla faccia della “governabilità”. E mi voglio rovinare: “sappiamo che d’ora in poi quando, eleggiamo il nostro medico di base, questo potrà essere chiamato anche ad amministrare il condominio”. Inoltre, che “il nuovo Senato avrà voce quasi esclusivamente sulle questioni locali” non è necessariamente vero (cfr. testo della riforma).

Concludo dando uno sguardo al “bisogna fermare Renzi ad ogni costo”. Da tempo si dovrebbe essere capito che “il fine giustifica i mezzi” (al di là del fatto che Macchiavelli abbia detto o meno questa frase) è una cagata pazzesca.

A parte il fatto che “fermare Renzi ad ogni costo” mi sembra un fine nobilissimo, mi pare essenziale ricordare che questo fine è dettato da Renzi. È stato Renzi che per primo ha tentato di usare il referendum come mezzo per il suo fine: l’accrescimento del consenso su sé stesso. Leggere il referendum in questa chiave significa abboccare all’amo renziano, cosa che gran parte del fronte del NO rifiuta. Anche perché accettano scommesse sul fatto che Renzi, qualunque sia l’esito del referendum, non si dimetterà.

Ammesso e non concesso che il no al referendum fermi Renzi, ci ritroveremmo ad andare a votare con l’Italicum per la Camera e il mattarellum per il Senato (quindi non abolito) con la conseguenza di altri cinque anni di governi tecnici, almeno.

Questa è un’altra fallacia logica non dimostrata. D’altronde il contrario (se vincerà il Sì voteremo con un’altra legge elettorale) è bastato solo sulle promesse di Renzi. Mai garanzia fu più risibile.

Spaventare la gente può pagare in un primo momento ma poi si pagano pesantemente le conseguenze dell’aver gridato “al lupo” inutilmente.

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Stavi dicendo?

Concludo: la necessità della riforma non è dimostrata.

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